Non si ispirano a teorie fantasiose su
Dio o sulla Natura, la Società, la Storia. Inoltre, pensano che
il denaro non è tutto.
Sono ottimisti e pensano all'avvenire.
Per quanto riguarda il futuro, non sono né ingenui, né catastrofici.
Tanto meno conservatori.
Credono nella libertà e nel senso della vita.
Non credono che tutto sia predeterminato né che la vita sia assurda.
Lottano per superare la crisi generale e lo fanno in diversi
fronti, ad esempio lavorativo, abitativo, sindacale, politico e culturale.
Non credono che bisogna rassegnarsi davanti allo stato delle
cose.
Agiscono in solidarietà con le minoranze, i discriminati, gli
oppressi e i bisognosi.
Rifiutano il distacco e l'indifferenza crescente verso gli
altri.
Sono internazionalisti e aspirano ad una nazione umana universale.
Ripudiano la chiusura ed il nazionalismo ad oltranza.
Hanno una visione globale del mondo, ma portano avanti la
loro azione per la trasformazione negli ambiti quotidiani. Collegano
la loro vita personale con quella sociale e in ciò risiede la
loro coerenza. Non propongono false antinomie tra la vita personale
e impegno sociale.
Desiderano un mondo multiforme nelle etnie, nelle lingue,
nei costumi; nei luoghi, nelle religioni; nelle idee, nelle aspirazioni;
nelle credenze, nell'ateismo, nella religiosità; nel lavoro;
nella creatività. Non desiderano un mondo uniforme dove la diversità risulti
discriminata.
Promuovono delle trasformazioni radicali delle strutture
che danno origine ai problemi sociali. Non sottolineano gli aspetti
secondari della situazione attuale, occultando di conseguenza le questioni
di fondo.
Propongono la trasformazione di fondo dell'assurdo rapporto
tra i fattori di produzione, cioè capitale e lavoro. |
Inoltre, la compartecipazione di questi
nella gestione e nella direzione dell'azienda. Denunciano la speculazione
immorale del capitale finanziario internazionale.
Agiscono in accordo con ciò che ritengono più giusto e
favoriscono le trasformazioni che credono possibili e adatte all'epoca.
Non vogliono padroni, dirigenti né capi, e non si sentono rappresentanti
o capi di alcuno.
Propongono una organizzazione politica e amministrativa
decentralizzata e federativa. Non vogliono uno Stato centralizzato né tanto
meno uno Stato parallelo che lo rimpiazzi.
Aspirano a una democrazia reale tramite consultazioni dirette,
referendum, elezioni dirette, piena capacità di eleggere ed essere
eletti, leggi sulla Responsabilità Politica.
Rifiutano la democrazia formale in cui i vertici, separati
dalle necessità dei cittadini, agiscono secondo interessi estranei
al mandato ricevuto.
Appoggiano le minoranze chiedendo la garanzia di una rappresentatività adeguata,
e l'adozione di tutte le misure che ne favoriscano nella pratica l'inserimento
e lo sviluppo.
Lottano contro il neoirrazionalismo (razzismi, fondamentalismi,
fanatismi, neofascismi e la xenofobia).
Immaginano una società flessibile ed in costante cambiamento
in accordo con le necessità dinamiche dei popoli.
Considerano che il rifiuto a cambiare ed il ritorno al passato
costituiscono atteggiamenti antistorici.
Davanti alla violenza, non sono codardi e non hanno paura
di affrontarla, utilizzando la non-violenza attiva come metodologia
di azione.
Gli ripugna qualsiasi forma di discriminazione e di violenza;
fisica, economica, razziale, religiosa, sessuale, ideologica.
Definiscono chiaramente l'Umanesimo cosciente nella teoria
e nella prassi, sottolineando le differenze con l'Umanitarismo.
Denunciano la mala fede e il banditismo dell'Antiumanesimo
(l'ecologia naturalista, le Destre, l'Umanesimo teocentrico). |